Intermediazione finanziaria: il promotore non può rendere testimonianza nei giudizi risarcitori nei confronti della banca

Nei giudizi aventi per oggetto la responsabilità della banca per inadempimento al contratto di intermediazione finanziaria, il dipendente non può assumere l'ufficio di testimone per riferire sull'assolvimento, o meno, agli obblighi informativi incombenti sulla banca medesima. E' quanto ha affermato il Tribunale di Vigevano con una recente ordinanza, in un procedimento avente ad oggetto la vendita di bond Giacomelli, mai rimborsati a seguito del crac della società che si manifestò poco dopo l'acquisto. La banca aveva chiesto di poter provare di avere adempiuto agli obblighi informativi indicando, quale testimone, il proprio dipendente che, all'epoca, aveva curato l'operazione. Tuttavia, proprio in relazione alle dichiarazioni rese, il testimone - dipendente potrebbe essere, successivamente, chiamato dalla banca in un giudizio di responsabilità: difatti, in caso di condanna al risarcimento del danno, l'istituto potrebbe decidere di chiamare in giudizio il promotore per essere tenuta indenne delle conseguenze della condanna. Per queste ragioni, trovandosi, il dipendente della banca, con le responsabilità e gli impegni propri del testimonio, di fronte alla potenziale alternativa tra il dover rendere dichiarazioni confessorie del proprio inadempimento verso il datore di lavoro, ovvero non dire la verità, si verrebbe a trovare in una "condizione di radicale inconciliabilità con la qualità di testimone".