CORTE DI APPELLO DI PALERMO: CONFERMATO L'ORIENTAMENTO FAVOREVOLE AL RISPARMIATORE, ANCHE IN CASO DI PREGRESSA OPERATIVITA' IN TITOLI RISCHIOSI

Ribaltando la sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Palermo ha condannato una banca a restituire, ad un risparmiatore nisseno, il denaro investiti in titoli della Repubblica Argentina.
Il Tribunale aveva ritenuto che la banca avesse correttamente informato il cliente sulle caratteristiche e le implicazioni dell'operazione, e che la stessa fosse perfettamente compatibile con il profilo di rischio espresso dall'investitore, il quale aveva un dossier titoli composto anche di strumenti rischiosi. Inoltre, quest'ultimo aveva dichiarato, anche in sede di profilatura, di avere una elevata propensione al rischio, sicché, anche per questa ragione, l'operazione era stata ritenuta, dal Tribunale, perfettamente adeguata.
Tuttavia, come evidenziato anche nell'impugnazione, le informazioni di profilatura erano state acquisite molti anni prima, ed il risparmiatore avrebbe ben potuto mutare la propensione al rischio ed i propri obiettivi; fermo restando che, anche in ipotesi di propensione elevata, la banca non avrebbe potuto sottrarsi ai propri obblighi informativi.
Inoltre, l'ordine di acquisto non recava alcuna specifica informazione sul titolo, né il dipendente della banca, in occasione dell'operazione. aveva chiarito alcunché sulle peculiarità dell'ente emittente e la sua situazione economico-finanziaria
In accoglimento dell'impugnazione, la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza e statuito che l'avere, in passato, impiegato il patrimonio in operazioni ad elevato rischio, non avrebbe potuto essere valorizzato, dal Tribunale, per limitare la diligenza esigibile dall'intermediario: l'obbligo di fornire specifiche ed esaurienti informazioni sulle operazioni di investimento è generale e incondizionato, e non va commisurato a fattori quali, ad esempio,la pregressa operatività. Ha affermato, poi, che una profilatura antecedente di alcuni anni rispetto all'investimento non avrebbe potuto essere valorizzata, stante la naturale mutevolezza della propensione al rischio e degli obiettivi di investimento.
Il risparmiatore si vedrà, quindi, restituiti i propri denari, maggiorati degli interessi legali dalla data dell'investimento, avvenuto nel 1999.

AZIONI BANCA POPOLARE DI VICENZA: BUONE NOTIZIE DALL'ANTITRUST

L'Autorità Antitrust ha sanzionato la Banca Popolare di Vicenza con una multa di 4,5 milioni di euro, per avere attuato una pratica scorretta, consistita nell'avere condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori, all’acquisto, da parte degli stessi, di proprie azioni od obbligazioni convertibili, al fine di giungere al successo delle operazioni di aumento di capitale.

Per ottenere i cc.dd. “mutui soci”, caratterizzati da condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti di mutuo ordinario, i consumatori sono stati obbligati ad acquistare azioni della banca, per un minimo di 100, e a non venderle, per continuare a beneficiare delle condizioni economiche agevolate.

Condotte, queste, che secondo l'AGCM hanno limitato la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento, inducendoli ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso, ossia proprio la sottoscrizione di titoli della Banca (titoli che, tra le altre cose, erano illiquidi, e presentavano, pertanto, profili tali da renderli inadatti al risparmiatore non orientato alla speculazione).

Le decisione assume un'importanza fondamentale anche perché si fonda su un corposo materiale probatorio, che ha consentitò all'Autorità di individuare una serie di condotte, attuate al fine di raccogliere quante più adesioni nel breve, rilevanti anche sotto il profilo della correttezza e del rispetto della normativa intermediari.

PRELIEVI BANCOMAT FRAUDOLENTI: LA BANCA RISPONDE ANCHE SE IL BLOCCO DELLA CARTA NON E' TEMPESTIVO

Prelievi bancomat fraudolenti: la banca, in quanto operatore professionale, deve dimostrare di avere attuato misure idonee a garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, e questo anche se la denuncia di sottrazione o furto, fatta dal cliente, non sia tempestiva. Lo dice la Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza 806/2016, che ribadisce che il grado di diligenza esigibile dalla banca è elevato, in virtù della propria posizione di operatore professionale e qualificato, tenendo necessariamente conto anche dei rischi tipici della sfera professionale di riferimento. Dice, la Corte, che ai fini della valutazione della responsabilità della banca per l'utilizzo illecito della carta bancomat da parte di terzi,  non può essere omessa, a fronte di un'esplicita richiesta della parte, la verifica dell'adozione da parte dell'istituto bancario delle misure idoneea garantire la sicurezza del servizio da eventuali manomissioni, e questo anche nel caso in cui la sottrazione o lo smarrimento della carta non sia stata comunicata tempestivamente, alla banca.

 

CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPERA, CAUSA C-49/14: RICONOSCIMENTO AL GIUDICE DELL'ESECUZIONE DEL POTERE DI RILEVARE D'UFFICIO LA NULLITA' DI CLAUSOLE CONTRATTUALI ABUSIVE

Il caso all’esame della Corte di Giustizia dell’Unione Europea riguardava una controversia tra un consumatore che aveva stipulato un prestito per l’acquisto di un veicolo e l’istituto di credito che aveva concesso il finanziamento. Il cliente non aveva pagato alcune rate, e la finanziaria, risolto il contratto, aveva chiesto e ottenuto l’emissione di un decreto ingiuntivo, avverso il quale il consumatore non proponeva opposizione.

La Corte ha affermato che la decisione, del debitore, di non proporre opposizione a decreto ingiuntivo (decisione che, secondo la Corte, può dipendere da valutazioni economiche, o ignoranza, o incompletezza delle informazioni contenute nel decreto), non vale a precludere, in una fase successiva, l’accertamento della eventuale vessatorietà di clausole contenute nel contratto su cui si fonda la pretesa creditoria: questo, laddove il procedimento di ingiunzione abbia natura sommaria, e, quindi, il giudice non sia in tale sede chiamato a svolgere un simile accertamento.

Dice, la Corte, che un sistema processuale che non preveda un accertamento officioso, del giudice dell’ingiunzione, della eventuale presenza di clausole abusive, è contrario alla direttiva 93/13, giacché la protezione riconosciuta al consumatore sarebbe, in tal modo, vanificata.

Per tale ragione, il potere di accertamento deve essere riconosciuto al giudice dell’esecuzione, nonostante la natura di cosa giudicata del decreto ingiuntivo non opposto.

La Corte, quindi, conclude affermando che la direttiva 93/13 dev’essere interpretata in maniera tale da consentire, al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento, di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione.

DIVIETO DI ANATOCISMO BANCARIO: GIA' OPERATIVO, SENZA NECESSITA' DI ATTENDERE L'INTERVENTO REGOLAMENTARE DEL CICR

Come noto, la Legge di Stabilità 2014, in vigore dal 1 gennaio 2014, ha modificato l'art. 120 T.U.B., comma 2, lettera b, introducendo il divieto di applicare interessi anatocistici nelle operazioni regolate su conto corrente.

Tale previsione avrebbe dovuto essere resa operativa da un regolamento del Comitato Interministareiale per il Credito e il Risparmio, ad oggi non emanato.

Con le ordinanze del 25.3.2015 e 3.4.2015 il Tribunale di Milano ha apertamente ritenuto la previsione legislativa immediatamente precettiva, sin dalla sua entrata in vigore, avvenuta il 1 gennaio 2014, senza che sia necessario attendere l'emanazione del regolamento. Il Tribunale ha, quindi, ordinato alle banche resistenti di informare la clientela del divieto di anatocismo nei rapporti bancari, con decorrenza, 1.1.14, sia attraverso i rispettivi siti internet, che a mezzo di comunicazioni indirizzate alla clientela.

Dunque, le banche possono e debbono già escludere, dalle condizioni economiche, qualsiasi clausola anatocistica, sia per i contratti in atto, sia per quelli da stipulare, senza dovere attendere la normativa regolamentare del CICR.

La Corte di Appello di Genova aveva già, in qualche modo, accolto una simile impostazione, con l'ordinanza del 13.3.2014 di nomina di CTU per il ricalcolo dei saldi, laddove affermava che “l’anatocismo bancario risulterebbe del tutto eliminato dalla legge 147/13”.

Si apre, pertanto, la possibilità, per i correntisti, di richiedere il ricalcolo degli interessi anatocistici applicati a partire dal 1 gennaio 2014 sino ad oggi, e di intimare alle banche di calcolare gli interessi di futura produzione in ossequio al divieto di anatocismo.

 

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