Polizze vita non riscosse: e' contrario a buona fede il comportamento della compagnia che non avvisa il cliente della prescrizione

Il Tribunale di Palermo si è pronunciato in un caso di polizza vita non riscossa nei termini di legge e per la quale i beneficiari avevano perduto il diritto al rimborso.

Valorizzando i principi di correttezza e buona fede nella esecuzione del contratto, il Tribunale ha ritenuto che fosse esigibile, dalla compagnia di assicurazioni, un obbligo di comunicazione avente ad oggetto, tra le altre cose, le conseguenze della mancata richiesta di rimborso nei termini previsti dal codice civile.

Tali principi obbligano ciascun contraente a porre in essere attività anche diverse ed ulteriori rispetto a quelle previste nel contratto, quando ciò sia necessario a salvaguardare i diritti della controparte, purché tali attività non comportino un apprezzabile sacrificio.

Il criterio della buona fede costituisce, per il giudice, uno strumento attraverso cui valutare, anche eventualmente modificandolo, lo statuto negoziale, nell'ottica di contemperare gli opposti interessi e far sì che l'assetto ad essi riconosciuto dalle parti sia conforme ai principi costituzionali di solidarietà sociale.

Conti in passivo: la banca e' tenuta a chiuderli se il cliente lo richiede

L’Arbitro Bancario Finanziario ha duramente censurato la prassi delle banche di non dare corso alle richieste di chiusura dei conti, quando gli stessi presentino dei saldi passivi. In questi casi, la banca pretende che il cliente provveda a “rientrare” dalla scopertura, prima di chiudere il conto.

In questo modo le banche continuano a lucrare interessi su interessi, nonché le spese di tenuta del conto, che maturano anche se il conto non è attivo.

L’Arbitro ha espressamente definito questa prassi come illegittima, ha obbligato una banca ad evadere la richiesta di chiusura di un conto corrente in passivo, e a riconoscere non dovuti gli addebiti effettuati dalla banca per le spese e gli oneri maturati successivamente alla richiesta di chiusura del conto.

Interessi usurari: si calcola anche la la polizza assicurativa a garanzia del mutuo

Chiamata a pronunciarsi sulla usurarietà degli interessi pattuiti in un contratto di finanziamento, la Corte di Appello di Milano, con sentenza del 22 agosto 2013, ha sancito che anche la polizza assicurativa finalizzata alla garanzia di rimborso del mutuo deve essere ricompresa nel calcolo del tasso praticato, e, dunque, conteggiata nella verifica dell'eventuale carattere usurario dell'operazione. Questo perché la stipula della polizza è condizione necessaria per la concessione del finanziamento, ed il relativo premio è, anch'esso, ricompreso nel finanziamento. La pronuncia richiama il consolidato orientamento della Corte di Cassazione, sezione penale, secondo cui, “devono ritenersi rilevanti, ai fini dell'integrazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che il contraente sopporta in connessione con l'erogazione del credito”.

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