AZIONI BANCA POPOLARE DI VICENZA: E' DEL TRIBUNALE DI VERONA LA PRIMA SENTENZA CIVILE DI CONDANNA DELLA BANCA

Il Tribunale di Verona ha condannato la Banca Popolare di Vicenza a risarcire il danno subito da un'azionista, a seguito del deprezzamento delle azioni della B.P.V..
Il Giudice, da un lato, ha ritenuto che la banca non avesse fornito alla cliente specifiche informazioni sulla illiquidità dei titoli, e, dall'altro, che una eventuale pregressa conoscenza dei titoli azionari ordinari non potesse essere valorizzata, ai fini della valutazione dell'appropriatezza dell'investimento, stante che la illiquidità non è caratteristica che accede, ordinariamente, ai titoli azionari.
In sostanza, il Tribunale ha ampiamente valorizzato la Comunicazione Consob sui titoli illiquidi, riscontrando che la banca non aveva allestito quel set informativo da questa richiesto.
Pur con la prudenza e cautela che, in questi casi, è doveroso serbare - è una sentenza di primo grado, ogni Tribunale ha il suo proprio orientamento ed ogni caso ha le sue peculiarità- si tratta di un importante tassello, specie perché le violazioni che sono state riscontrate, dal Giudice, coincidono con quelle che Federconsumatori, sin dall'inizio della vicenda, ha contestato e sta contestando in ogni sede, ivi compresi i ricorsi pilota all'A.C.F. che sono stati promossi.
L'auspicio è che, anche nei contenziosi che seguiranno quello appena concluso, i Giudici, nel valutare le inadempienze degli istituti bancari agli obblighi informativi, decidano di valorizzare la sostanza e non la forma, assecondando i moniti della Corte di Cassazione, secondo cui "Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari in ordine al contenuto ed alla forma dei contratti di investimento non può essere assolto in modo puramente formale, con la conseguenza che si deve evitare di sottoporre al risparmiatore profluvi di documenti disseminati di tecnicismi, senza che alcuno provveda a chiarirne il significato".

FINALMENTE OPERATIVO L'ARBITRO PER LE CONTROVERSIE FINANZIARIE


L'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) istituito, presso la Consob, lo scorso mese di giugno, è operativo dal 9 gennaio. Si tratta di un sistema di risoluzione extragiudiziale delle controversie aventi ad oggetto la violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza, incombenti sugli intermediari nei loro rapporti con gli investitori, nella prestazione dei servizi di investimento.

La novità è data dalla obbligatorietà dell'adesione degli intermediari, e dalla natura decisoria della procedura, analogamente a quanto previsto per l'istituto dell'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) presso la Banca d'Italia.
I vantaggi per i risparmiatori che intendano ottenere il risarcimento dei propri diritti sono molteplici: l'accesso all'Arbitro è esente da spese di procedura, ed i termini per la decisione sono decisamente più ridotti rispetto a quelli di un contenzioso giudiziario.
Da ora in avanti, pertanto, i risparmiatori che abbiano subito inadempienze da parte egli intermediari, nella prestazione dei servizi di investimento, potranno rivolgersi a questo nuovo organismo.

Tra coloro i quali potranno beneficiare di tale opportunità rientrano anche gli acquirenti di titoli illiquidi (es. azionisti della banca Popolare di Vicenza), ove la banca intermediaria abbia omesso di fornire adeguate e chiare informazioni sulle implicazioni di tale illiquidità, e di effettuare la valutazione di compatibilità dell'operazione col profilo di rischio espresso dal cliente.

GLI ITALIANI E I MERCATI FINANZIARI: PUBBLICATO IL RAPPORTO CONSOB SULLE SCELTE DI INVESTIMENTO

La Consob ha recentemente pubblicato il Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, dal quale emerge che è calata la partecipazione delle famiglie ai mercati finanziari, nonostante, negli ultimi tempi, si sia registrata una lieve ripresa.

In particolare, alla fine del 2015 la percentuale di famiglie in possesso di almeno un prodotto finanziario si è attestata al 50%, a fronte del 55% registrato nel 2007.

Tuttavia, il dato significativo – ed allarmante – è rappresentato dal fatto che, ancora oggi, la cultura finanziaria delle famiglie è limitata: il 60% del campione intervistato ha rivelato di non possedere la cognizione di nozioni basilari, quali, ad esempio, la relazione tra rendimento e rischio di un investimento, o l’inflazione. Addirittura, solo l’11% ha saputo dare una definizione dei prodotti finanziari maggiormente diffusi, e solo il 6% ha mostrato di conoscere le implicazioni di una corretta diversificazione degli investimenti.

Un altro aspetto – altrettanto preoccupante – che è emerso dall’indagine, riguarda la c.d. overconfidence: le scelte dei risparmiatori possono, infatti, essere (negativamente) influenzate non solo dallo scarso livello di conoscenze finanziarie, ma anche da una percezione distorta delle proprie competenze. Invero, circa l'85% degli intervistati si è attribuito capacità almeno nella media con riferimento alle decisioni di risparmio, mentre si reputano sopra la media circa il 30% dei decisori finanziari.

E’ chiaro che la ridotta alfabetizzazione finanziaria da un lato incide sensibilmente sulla comprensione dell'andamento dei mercati e dei fenomeni congiunturali, e, in generale, di eventi e circostanze rilevanti per decisioni consapevoli, e, dall’altro, condiziona la propensione alle innovazioni, prova ne è che i titoli di Stato rimangono l’investimento preferito.

In un simile scenario, è necessario che i risparmiatori investano, prima di tutto, nella propria consapevolezza: arrivare preparati al momento in cui si decide di allocare il proprio patrimonio rappresenta il fattore di protezione più importante, e un’arma potente contro comportamenti spesso scorretti e poco trasparenti degli intermediari finanziari.

CORTE DI APPELLO DI PALERMO: CONFERMATO L'ORIENTAMENTO FAVOREVOLE AL RISPARMIATORE, ANCHE IN CASO DI PREGRESSA OPERATIVITA' IN TITOLI RISCHIOSI

Ribaltando la sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Palermo ha condannato una banca a restituire, ad un risparmiatore nisseno, il denaro investiti in titoli della Repubblica Argentina.
Il Tribunale aveva ritenuto che la banca avesse correttamente informato il cliente sulle caratteristiche e le implicazioni dell'operazione, e che la stessa fosse perfettamente compatibile con il profilo di rischio espresso dall'investitore, il quale aveva un dossier titoli composto anche di strumenti rischiosi. Inoltre, quest'ultimo aveva dichiarato, anche in sede di profilatura, di avere una elevata propensione al rischio, sicché, anche per questa ragione, l'operazione era stata ritenuta, dal Tribunale, perfettamente adeguata.
Tuttavia, come evidenziato anche nell'impugnazione, le informazioni di profilatura erano state acquisite molti anni prima, ed il risparmiatore avrebbe ben potuto mutare la propensione al rischio ed i propri obiettivi; fermo restando che, anche in ipotesi di propensione elevata, la banca non avrebbe potuto sottrarsi ai propri obblighi informativi.
Inoltre, l'ordine di acquisto non recava alcuna specifica informazione sul titolo, né il dipendente della banca, in occasione dell'operazione. aveva chiarito alcunché sulle peculiarità dell'ente emittente e la sua situazione economico-finanziaria
In accoglimento dell'impugnazione, la Corte di Appello ha ribaltato la sentenza e statuito che l'avere, in passato, impiegato il patrimonio in operazioni ad elevato rischio, non avrebbe potuto essere valorizzato, dal Tribunale, per limitare la diligenza esigibile dall'intermediario: l'obbligo di fornire specifiche ed esaurienti informazioni sulle operazioni di investimento è generale e incondizionato, e non va commisurato a fattori quali, ad esempio,la pregressa operatività. Ha affermato, poi, che una profilatura antecedente di alcuni anni rispetto all'investimento non avrebbe potuto essere valorizzata, stante la naturale mutevolezza della propensione al rischio e degli obiettivi di investimento.
Il risparmiatore si vedrà, quindi, restituiti i propri denari, maggiorati degli interessi legali dalla data dell'investimento, avvenuto nel 1999.

AZIONI BANCA POPOLARE DI VICENZA: BUONE NOTIZIE DALL'ANTITRUST

L'Autorità Antitrust ha sanzionato la Banca Popolare di Vicenza con una multa di 4,5 milioni di euro, per avere attuato una pratica scorretta, consistita nell'avere condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori, all’acquisto, da parte degli stessi, di proprie azioni od obbligazioni convertibili, al fine di giungere al successo delle operazioni di aumento di capitale.

Per ottenere i cc.dd. “mutui soci”, caratterizzati da condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti di mutuo ordinario, i consumatori sono stati obbligati ad acquistare azioni della banca, per un minimo di 100, e a non venderle, per continuare a beneficiare delle condizioni economiche agevolate.

Condotte, queste, che secondo l'AGCM hanno limitato la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento, inducendoli ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso, ossia proprio la sottoscrizione di titoli della Banca (titoli che, tra le altre cose, erano illiquidi, e presentavano, pertanto, profili tali da renderli inadatti al risparmiatore non orientato alla speculazione).

Le decisione assume un'importanza fondamentale anche perché si fonda su un corposo materiale probatorio, che ha consentitò all'Autorità di individuare una serie di condotte, attuate al fine di raccogliere quante più adesioni nel breve, rilevanti anche sotto il profilo della correttezza e del rispetto della normativa intermediari.

Pagina 1 di 4