BUONI FRUTTIFERI POSTALI SERIE Q: UN'ALTRA PRONUNCIA A FAVORE DEI RISPARMIATORI

BUONI FRUTTIFERI POSTALI SERIE Q: UN'ALTRA PRONUNCIA A FAVORE DEI RISPARMIATORI

Il contenzioso tra risparmiatori e Poste Italiane, avente ad oggetto i rendimenti dei buoni fruttiferi postali, sembra non doversi esaurire.
Lo scorso 20 febbraio il Collegio di Milano dell'Arbitro Bancario Finanziario ha deciso una controversia, stavolta relativa ai buoni serie Q, riconoscendo al risparmiatore gli interessi indicati sul retro del buono.
Per i buoni serie Q, ad oggi, non si è ancora sviluppata una giurisprudenza consolidata, pertanto questa decisione è di fondamentale importanza.
La controversia riguarda l'applicabilità di condizioni peggiorative dei tassi di interesse, stabilite dai decreti ministeriali, a tre buoni serie “Q” emessi successivamente all’entrata in vigore del D.M. 13/06/1986. Su nessuno dei 3 buoni era stato apposto il timbro a tergo di modifica dei rendimenti, pertanto il risparmiatore domandava l'applicazione degli interessi secondo quanto riportato testualmente sul retro di ciascun titolo (con particolare riferimento al periodo compreso tra il 21° e il 30° anno).
Sino ad oggi, l'ABF tendeva a declinare la propria competenza a decidere sui buoni appartenenti alla serie in questione, poiché le richieste attenevano alla corretta applicazione della ritenuta fiscale, tema estraneo alla cognizione dell'Ufficio.
Nel caso in questione, invece, il risparmiatore ha domandato il riconoscimento degli interessi dal 21° al 30° anno, per come riportati testualmente a tergo dei buoni, sostenendo, Poste, di essere tenuta a riconoscere unicamente un tasso del 12%, come indicato nel D.M. 1986, per tale periodo.
In realtà, però, il decreto nulla dice relativamente al calcolo degli interessi dell’ultimo decennio, limitandosi a modificare, per i buoni serie Q, la capitalizzazione annuale degli interessi al netto della ritenuta fiscale anziché al lordo, solamente per i primi 20 anni.
Vero è che gli importi fissi per l’ultimo decennio sono conseguenza del vecchio criterio di capitalizzazione relativo ai primi venti anni, ma questo non può comportare una mancata applicazione delle testuali condizioni riportate a tergo dei buoni per il periodo dal 21° al 30° anno, poiché la previsione contrattuale (in questo caso successiva al DM 1986) prevale in ogni caso rispetto alla normativa antecedente alla stessa.
In assenza del timbro di rettifica, l’unico riferimento al rendimento dei titoli per il periodo dal 21° al 30° anno rimane quello originario risultante dalla tabella stampata a tergo di ciascun buono, che differisce dal DM 1986: il DM indica, infatti, un tasso di interesse pari al 12%, mentre i buoni indicano un valore lordo fisso e tale previsione è da considerarsi prevalente.
I titolari di buoni che abbiano le suddette caratteristiche, i quali intendano riscuotere le minori somme erroneamente liquidate, potranno farlo avendo cura di non sottoscrivere rinunce ad agire, nei confronti di Poste Italiane S.p.A., per ottenere il pagamento della differenza

ASSIMUTUO: AI CLIENTI IL PRIMO ROUND (UN NUOVO CASO “MY WAY – FOR YOU”?)

Circa venti anni fa Abbey National Bank collocava, sul mercato, il prodotto "Assimutuo".
Lo schema del negozio, che presenta più di un’assonanza con i più noti “My Way - For You”, finiti anche nel mirino dell’Antitrust per ingannevolezza e scarsa trasparenza, si componeva di due contratti tra loro collegati: un mutuo ventennale ed un prodotto assicurativo / finanziario della Commercial Union, per cui il mutuatario avrebbe corrisposto alla banca la quota interessi del mutuo, mentre alla compagnia di assicurazione versava premi mensili, finalizzati all'acquisto del prodotto assicurativo che doveva servire per estinguere la quota capitale. Al termine del ventennio, i premi rivalutati, secondo l'andamento di una gestione separata, sarebbero quindi stati corrisposti alla beneficiaria, ossia la banca, a titolo di estinzione della quota capitale del mutuo.
Peccato che, alla scadenza dei venti anni, i clienti hanno scoperto che il mutuo non era affatto stato estinto, poiché Unicredit, succeduta ad Abbey National Bank, ha richiesto il pagamento di una ulteriore considerevole somma – in alcuni casi anche di svariate decine di migliaia di euro – a titolo di saldo estinzione quota capitale.
Scoprendo, così, non solo che l’assicurazione altro non era che un prodotto finanziario, il cui rendimento era stato al di sotto delle attese, ma anche che Unicredit aveva interpretato il contratto nel senso di porre a carico del cliente le eventuali scarse performances del fondo assicurativo.
Nell’attesa che IVASS e Banca d’Italia concludano le rispettive istruttorie, la prima causa, promossa presso il Tribunale di Roma, si è conclusa con l’accertamento che il cliente nulla deve, alla banca, per il saldo della quota capitale, rimanendo questo pagamento a esclusivo carico della compagnia di assicurazione, oggi Aviva Life.
Il Giudice non ha mancato di evidenziare la opacità del contratto e le sue carenze informative.

AZIONI BANCA POPOLARE DI VICENZA: E' DEL TRIBUNALE DI VERONA LA PRIMA SENTENZA CIVILE DI CONDANNA DELLA BANCA

Il Tribunale di Verona ha condannato la Banca Popolare di Vicenza a risarcire il danno subito da un'azionista, a seguito del deprezzamento delle azioni della B.P.V..
Il Giudice, da un lato, ha ritenuto che la banca non avesse fornito alla cliente specifiche informazioni sulla illiquidità dei titoli, e, dall'altro, che una eventuale pregressa conoscenza dei titoli azionari ordinari non potesse essere valorizzata, ai fini della valutazione dell'appropriatezza dell'investimento, stante che la illiquidità non è caratteristica che accede, ordinariamente, ai titoli azionari.
In sostanza, il Tribunale ha ampiamente valorizzato la Comunicazione Consob sui titoli illiquidi, riscontrando che la banca non aveva allestito quel set informativo da questa richiesto.
Pur con la prudenza e cautela che, in questi casi, è doveroso serbare - è una sentenza di primo grado, ogni Tribunale ha il suo proprio orientamento ed ogni caso ha le sue peculiarità- si tratta di un importante tassello, specie perché le violazioni che sono state riscontrate, dal Giudice, coincidono con quelle che Federconsumatori, sin dall'inizio della vicenda, ha contestato e sta contestando in ogni sede, ivi compresi i ricorsi pilota all'A.C.F. che sono stati promossi.
L'auspicio è che, anche nei contenziosi che seguiranno quello appena concluso, i Giudici, nel valutare le inadempienze degli istituti bancari agli obblighi informativi, decidano di valorizzare la sostanza e non la forma, assecondando i moniti della Corte di Cassazione, secondo cui "Il dovere di chiarezza imposto agli intermediari ed agli emittenti di strumenti finanziari in ordine al contenuto ed alla forma dei contratti di investimento non può essere assolto in modo puramente formale, con la conseguenza che si deve evitare di sottoporre al risparmiatore profluvi di documenti disseminati di tecnicismi, senza che alcuno provveda a chiarirne il significato".

FINALMENTE OPERATIVO L'ARBITRO PER LE CONTROVERSIE FINANZIARIE


L'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) istituito, presso la Consob, lo scorso mese di giugno, è operativo dal 9 gennaio. Si tratta di un sistema di risoluzione extragiudiziale delle controversie aventi ad oggetto la violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza, incombenti sugli intermediari nei loro rapporti con gli investitori, nella prestazione dei servizi di investimento.

La novità è data dalla obbligatorietà dell'adesione degli intermediari, e dalla natura decisoria della procedura, analogamente a quanto previsto per l'istituto dell'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) presso la Banca d'Italia.
I vantaggi per i risparmiatori che intendano ottenere il risarcimento dei propri diritti sono molteplici: l'accesso all'Arbitro è esente da spese di procedura, ed i termini per la decisione sono decisamente più ridotti rispetto a quelli di un contenzioso giudiziario.
Da ora in avanti, pertanto, i risparmiatori che abbiano subito inadempienze da parte egli intermediari, nella prestazione dei servizi di investimento, potranno rivolgersi a questo nuovo organismo.

Tra coloro i quali potranno beneficiare di tale opportunità rientrano anche gli acquirenti di titoli illiquidi (es. azionisti della banca Popolare di Vicenza), ove la banca intermediaria abbia omesso di fornire adeguate e chiare informazioni sulle implicazioni di tale illiquidità, e di effettuare la valutazione di compatibilità dell'operazione col profilo di rischio espresso dal cliente.

GLI ITALIANI E I MERCATI FINANZIARI: PUBBLICATO IL RAPPORTO CONSOB SULLE SCELTE DI INVESTIMENTO

La Consob ha recentemente pubblicato il Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, dal quale emerge che è calata la partecipazione delle famiglie ai mercati finanziari, nonostante, negli ultimi tempi, si sia registrata una lieve ripresa.

In particolare, alla fine del 2015 la percentuale di famiglie in possesso di almeno un prodotto finanziario si è attestata al 50%, a fronte del 55% registrato nel 2007.

Tuttavia, il dato significativo – ed allarmante – è rappresentato dal fatto che, ancora oggi, la cultura finanziaria delle famiglie è limitata: il 60% del campione intervistato ha rivelato di non possedere la cognizione di nozioni basilari, quali, ad esempio, la relazione tra rendimento e rischio di un investimento, o l’inflazione. Addirittura, solo l’11% ha saputo dare una definizione dei prodotti finanziari maggiormente diffusi, e solo il 6% ha mostrato di conoscere le implicazioni di una corretta diversificazione degli investimenti.

Un altro aspetto – altrettanto preoccupante – che è emerso dall’indagine, riguarda la c.d. overconfidence: le scelte dei risparmiatori possono, infatti, essere (negativamente) influenzate non solo dallo scarso livello di conoscenze finanziarie, ma anche da una percezione distorta delle proprie competenze. Invero, circa l'85% degli intervistati si è attribuito capacità almeno nella media con riferimento alle decisioni di risparmio, mentre si reputano sopra la media circa il 30% dei decisori finanziari.

E’ chiaro che la ridotta alfabetizzazione finanziaria da un lato incide sensibilmente sulla comprensione dell'andamento dei mercati e dei fenomeni congiunturali, e, in generale, di eventi e circostanze rilevanti per decisioni consapevoli, e, dall’altro, condiziona la propensione alle innovazioni, prova ne è che i titoli di Stato rimangono l’investimento preferito.

In un simile scenario, è necessario che i risparmiatori investano, prima di tutto, nella propria consapevolezza: arrivare preparati al momento in cui si decide di allocare il proprio patrimonio rappresenta il fattore di protezione più importante, e un’arma potente contro comportamenti spesso scorretti e poco trasparenti degli intermediari finanziari.

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